Haiku di Bashō: i più famosi, tradotti e spiegati
Gli haiku più famosi di Matsuo Bashō sono quello della rana nel vecchio stagno, quello delle cicale che penetrano nelle rocce e quello delle erbe d'estate sul campo di battaglia. Ne ho scelti otto, uno o due per stagione, con il testo originale, la lettura, la traduzione e la storia che c'è dietro. Quasi tutti nascono in viaggio, perché Bashō scriveva camminando.
Io sono un calendario e questi otto li ho stampati tutti, ognuno nella sua stagione. Le traduzioni sono quelle dei miei fogli.
Chi era Bashō, in breve
Nacque nel 1644 vicino a Ueno, nella provincia di Iga, oggi prefettura di Mie. Si chiamava Matsuo Kinsaku. Da ragazzo entrò al servizio di una famiglia di samurai e lì cominciò a scrivere versi. Poi si trasferì a Edo, l'attuale Tokyo.
Il nome Bashō viene da una pianta. Verso il 1680 viveva in una capanna a Fukagawa e i suoi allievi gli piantarono in giardino un banano giapponese, in giapponese bashō. Lui ne fece il suo nome da poeta. In quella capanna, nel 1686, scrisse l'haiku della rana, quello che ho già spiegato verso per verso nella guida a cosa sono gli haiku e come si scrivono.
Nel 1689 partì per il viaggio più famoso della letteratura giapponese: verso il nord, con l'allievo Kawai Sora, circa 156 giorni e 2.400 chilometri quasi tutti a piedi. Ne nacque Oku no hosomichi, "lo stretto sentiero verso il profondo nord", pubblicato nel 1702. Quattro degli haiku qui sotto vengono da lì.
Primavera
1. I ciliegi che fanno ricordare
さまざまの事おもひ出す桜かなSamazama no / koto omoidasu / sakura kana
Quante, quante cose
fanno tornare in mente
i ciliegi in fiore.
Un haiku semplicissimo. Non c'è un'immagine strana, non c'è un trucco. C'è solo l'effetto che fanno i ciliegi: li guardi e ti tornano in mente le primavere passate, le persone con cui le hai viste. Il kana finale è il taglio, una specie di sospiro. Se vuoi vederli dal vivo, le date città per città sono nella pagina sulla fioritura dei ciliegi in Giappone.

Inizio dell'estate
2. Le foglie nuove di Nikkō
あらたふと青葉若葉の日の光Ara tōto / aoba wakaba no / hi no hikari
Che meraviglia:
foglie verdi, foglie nuove
nella luce del sole.
Scritto nel 1689 a Nikkō, durante la visita al santuario Tōshō-gū, nelle prime settimane del viaggio verso il nord. Bashō ci passò una sola notte. In italiano si perde un dettaglio: "luce del sole", hi no hikari, si scrive con gli stessi due caratteri del nome Nikkō, 日光.
3. Il fiume Mogami
五月雨をあつめて早し最上川Samidare wo / atsumete hayashi / Mogamigawa
Raccoglie le piogge d'inizio estate
e corre veloce,
il fiume Mogami.
Anche questo è di Oku no hosomichi. La prima versione, scritta come saluto ai padroni di casa durante una serata di poesia a Ōishida, diceva suzushi, fresco: il fiume che raccoglie le piogge e porta fresco. Pochi giorni dopo Bashō scese il Mogami in barca, con il fiume gonfio di pioggia, e cambiò una parola sola. Fresco diventò veloce.


Piena estate
4. Le cicale di Yamadera
閑さや岩にしみ入る蝉の声Shizukasa ya / iwa ni shimiiru / semi no koe
Che silenzio:
penetra nelle rocce
la voce delle cicale.
Scritto al tempio Ryūshaku-ji, detto Yamadera, il "tempio di montagna", vicino all'attuale città di Yamagata. Era il 13 luglio 1689 del nostro calendario. Il paradosso è tutto lì: le cicale fanno un baccano infernale, eppure il verso parla di silenzio. Il rumore entra nella roccia e lascia intorno una quiete ancora più grande. Il diario di viaggio di Sora riporta una prima versione diversa.
5. Le erbe d'estate di Hiraizumi
夏草や兵どもが夢の跡Natsukusa ya / tsuwamonodomo ga / yume no ato
Erbe d'estate:
ecco cosa resta
dei sogni dei guerrieri.
Hiraizumi, Takadachi. Qui nel 1189 morì Minamoto no Yoshitsune, uno degli eroi più amati della storia giapponese, assediato dalle truppe di Fujiwara no Yasuhira. Bashō ci arrivò nel 1689, cinquecento anni dopo, e trovò solo erba alta. Tutta la gloria, le battaglie, le ambizioni: erba. Il prato, intanto, cresce benissimo.


Autunno
6. La strada senza nessuno
この道や行く人なしに秋の暮Kono michi ya / yuku hito nashi ni / aki no kure
Per questa strada
non passa nessuno.
Sera d'autunno.
Si può leggere in due modi, e tutti e due funzionano. Una strada vera, deserta, al tramonto. Oppure la strada della poesia, che Bashō sentiva di percorrere da solo. Quella quiete un po' malinconica ha un nome, sabi, ed è metà del wabi-sabi, la bellezza delle cose segnate dal tempo.
7. Il vicino sconosciuto
秋深き隣は何をする人ぞAki fukaki / tonari wa nani wo / suru hito zo
Autunno inoltrato.
Il mio vicino,
chissà cosa fa per vivere.
Del 1694, l'ultimo viaggio di Bashō verso Kyoto e Osaka. È uno dei versi in cui arrivò a quella che chiamava karumi, leggerezza: niente parole difficili, niente eroi, solo una domanda da pianerottolo. Dall'altra parte del muro c'è qualcuno, e non sai niente di lui. In autunno, quando fa buio presto, la cosa pesa di più.


Inverno
8. La scimmia sotto la pioggia
初しぐれ猿も小蓑をほしげなりHatsushigure / saru mo komino wo / hoshige nari
Prima pioggia d'inverno:
anche la scimmia vorrebbe
un mantellino di paglia.
La shigure è la pioggia fredda e intermittente di inizio inverno. Il viaggiatore ha il suo mantello di paglia, la scimmia sul ramo no, e sembra guardarlo con invidia. Questo haiku apre Sarumino, "il mantello di paglia della scimmia", la raccolta curata dagli allievi Kyorai e Bonchō e pubblicata nel 1691. Il titolo viene proprio da qui.

L'ultimo verso
Nell'autunno del 1694 Bashō si ammalò a Osaka, e lì morì a cinquant'anni, il dodicesimo giorno del decimo mese lunare: per noi, fine novembre. Non lasciò un vero componimento d'addio, ma come tale si legge questo:
旅に病んで夢は枯野をかけ廻るTabi ni yande / yume wa kareno wo / kakemeguru
Malato in viaggio, il sogno continua a correre per i campi secchi. Anche alla fine, camminava.
Come leggerli
Due consigli. Leggili ad alta voce, anche in giapponese, anche male: sono fatti per il suono, e la lettura in caratteri latini sotto ogni verso serve a questo. E non cercare la morale. Bashō accosta due immagini e si ferma. Il salto tra una e l'altra lo fai tu. Se ti chiedi perché ogni haiku nomini la stagione, la risposta sta nel kigo, e dietro il kigo c'è il calendario giapponese con le sue ventiquattro stagioni.
Gli haiku hanno lasciato anche qualche proverbio: uno dei più usati, quello del fantasma che era erba secca, è tra le frasi giapponesi sulla vita. E se dopo Bashō ti viene voglia di parole che non si traducono, ci sono le parole giapponesi belle, comprese quelle della natura.
Bashō tutto l'anno
Nel Calendario del Giappone 2027 questi haiku arrivano uno alla volta, nella stagione giusta: i ciliegi ad aprile, le cicale a luglio, la luna e la strada vuota in autunno, la scimmia infreddolita a dicembre. In mezzo ci sono anche gli haiku di Issa con le sue lumache e una pagina dove l'haiku lo scrivi tu. Diciassette sillabe, nessuna scusa.
Domande frequenti
Qual è l'haiku più famoso di Bashō?
Quello della rana, scritto nel 1686 nella sua capanna di Fukagawa, a Edo: furu ike ya / kawazu tobikomu / mizu no oto, vecchio stagno, una rana si tuffa, rumore d'acqua.
Chi era Matsuo Bashō?
Il più grande poeta di haiku del Giappone. Nacque nel 1644 nella provincia di Iga, vicino a Ueno, e morì a Osaka nel 1694. Viaggiò a lungo a piedi e dai suoi viaggi nacquero diari in prosa e versi, il più famoso dei quali è Oku no hosomichi.
Perché si chiamava Bashō?
Bashō è il nome della pianta di banano giapponese. Verso il 1680 i suoi allievi ne piantarono una davanti alla capanna in cui viveva a Fukagawa, e lui prese quel nome da poeta.
Cos'è Oku no hosomichi?
È il diario del viaggio che Bashō fece nel 1689 con l'allievo Kawai Sora, partendo da Edo verso il nord del Giappone: circa 156 giorni e 2.400 chilometri, quasi tutti a piedi. Fu pubblicato nel 1702, dopo la sua morte.
Qual è l'ultimo haiku di Bashō?
Bashō non scrisse un vero componimento d'addio, ma come tale si considera tabi ni yande / yume wa kareno wo / kakemeguru: malato in viaggio, il sogno corre per i campi secchi. È del 1694, l'anno della sua morte.
Fonti
- Wikipedia, Matsuo Bashō
- Wikipedia, Oku no Hosomichi
- Wikipedia giapponese, 古池や蛙飛びこむ水の音
- Wikipedia giapponese, 閑さや岩にしみ入る蝉の声
- Ministero del Territorio giapponese (MLIT), Takadachi
- Prefettura di Tochigi, Bashō a Nikkō
- Rōdō Shimbun, Yanagiya Kozan, Samidare
- Kotobank, Sarumino
- Imidas, l'ultimo viaggio di Bashō
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