Haiku: cosa sono, le regole e come scriverne uno
Un haiku è una poesia giapponese di tre versi e diciassette sillabe. Niente rima, niente titolo, nessuna spiegazione. Un'immagine, uno stacco, un'altra immagine. Fine. Sembra facile e infatti tutti ci provano. Qui trovi le regole vere, gli autori da conoscere, qualche esempio tradotto e i passi per scriverne uno che non sembri un biglietto di auguri.
Le tre regole dell'haiku
1. Cinque, sette, cinque
Tre versi: il primo di cinque sillabe, il secondo di sette, il terzo di cinque. Diciassette in tutto.
Una precisazione. In giapponese non si contano le sillabe ma le more, unità di suono più brevi: una vocale lunga ne vale due, e anche la n finale conta, che nello hiragana ha un segno tutto suo. Per questo un haiku giapponese, tradotto, quasi mai rispetta il 5-7-5 in italiano. Non è un errore del traduttore.
2. Il kigo, la parola della stagione
Ogni haiku tradizionale contiene un riferimento alla stagione. Può essere esplicito, come "neve", oppure un segnale che i lettori giapponesi riconoscono al volo: la rana è primavera, la cicala è estate, la luna è autunno. Esistono dizionari interi di kigo, chiamati saijiki. Del resto il calendario tradizionale divide l'anno in ventiquattro stagioni: lo racconta la guida al calendario giapponese.
3. Il kireji, il taglio
L'haiku è fatto di due parti accostate. In mezzo c'è uno stacco, segnato in giapponese da una "parola che taglia", il kireji. In italiano lo rendiamo con due punti, un punto o un a capo. È lì che succede tutto: il lettore deve fare da solo il salto tra la prima immagine e la seconda.
L'haiku più famoso del mondo
Lo ha scritto Matsuo Bashō nel 1686.
古池や 蛙飛びこむ 水の音Furu ike ya / kawazu tobikomu / mizu no oto
Vecchio stagno.
Una rana si tuffa:
rumore d'acqua.
Guarda come funziona. Il primo verso è fermo: uno stagno vecchio, silenzio. Quel ya alla fine è il kireji. Poi un movimento improvviso, e un suono. Non c'è scritto cosa prova il poeta. Lo stagno era lì da sempre, la rana dura un secondo. Il resto lo metti tu.

I quattro maestri
| Autore | Anni | In una riga |
|---|---|---|
| Matsuo Bashō | 1644-1694 | Il più grande. Viaggiava a piedi e scriveva lungo la strada |
| Yosa Buson | 1716-1784 | Era anche pittore, e si vede: i suoi haiku sono quadri |
| Kobayashi Issa | 1763-1828 | Il più tenero. Scrive di mosche, lumache e bambini |
| Masaoka Shiki | 1867-1902 | Il riformatore. È lui a diffondere la parola haiku |
Fino a Shiki, infatti, quella che chiamiamo haiku era lo hokku: la strofa d'apertura di una poesia collettiva più lunga. Bashō e gli altri la scrivevano già come un componimento a sé. La parola haiku esisteva già, ma si usava poco: fu Shiki, a fine Ottocento, a imporla.
Altri esempi da leggere piano
Bashō, in piena estate, davanti a un tempio di montagna:
Che silenzio:
penetra nelle rocce
la voce delle cicale.
Ancora Bashō, su un antico campo di battaglia:
Erbe d'estate:
ecco cosa resta
dei sogni dei guerrieri.
Issa, a una lumaca:
Lumachina,
sali pure sul monte Fuji.
Ma piano, piano.
Issa, a qualcuno con lo scacciamosche in mano:
Non colpirla!
La mosca si frega le mani,
si frega le zampe.
Nota la differenza. Bashō guarda da lontano e mette insieme il piccolo e l'enorme. Issa si abbassa all'altezza degli insetti e ci parla. Sono due modi di usare le stesse diciassette sillabe. Altri otto haiku del primo, con l'originale e la storia di ciascuno, sono negli haiku di Bashō tradotti e spiegati.


Come scrivere un haiku in italiano
- Parti da una cosa che hai visto oggi. Non da un'idea. Non "la solitudine", ma la tazza rimasta sul tavolo.
- Trova la stagione. Senza scrivere "è autunno". Bastano le castagne, la nebbia, il termosifone che riparte.
- Metti accanto una seconda immagine. Diversa dalla prima, non la sua spiegazione. Lo stacco tra le due fa l'haiku.
- Conta. Cinque, sette, cinque. Se sfori, togli gli aggettivi. Se non basta, togli ancora.
- Cancella l'ultimo verso se fa la morale. È l'errore più comune. L'haiku mostra, non conclude.
Tre errori tipici
- La frase spezzata in tre. "Oggi ho capito / che la vita è un viaggio / verso noi stessi" ha diciassette sillabe o quasi, ma è un pensierino andato a capo.
- I sentimenti dichiarati. "Sono triste" non si scrive. Si scrive la pioggia sul vetro, e la tristezza arriva da sola.
- Troppa roba. Luna, mare, vento, gabbiani, tramonto. Uno stagno e una rana bastano da più di trecento anni.
Come si contano le sillabe
In italiano si usa il conteggio metrico: se una parola finisce per vocale e la successiva comincia per vocale, le due sillabe di solito si fondono in una. "Vecchio stagno" fa quattro. "Una rana si tuffa" fa sette. Non serve essere fiscali: molti haiku italiani moderni sgarrano di una sillaba e nessuno chiama i carabinieri.
Se vuoi fare una prova, nella scheda del calendario c'è un piccolo conta-sillabe per haiku: scrivi i tre versi e ti dice a che punto sei. Conta a orecchio, quindi l'ultima parola ce l'hai tu. Un haiku scritto a mano, tra l'altro, è il biglietto giusto per i regali di Natale per chi ama il Giappone.
Haiku o senryū?
Se il tuo componimento parla del collega che ruba lo yogurt dal frigo dell'ufficio, tecnicamente non è un haiku. È un senryū: stessa struttura, ma il soggetto sono le persone e i loro difetti, il tono è ironico e la stagione non serve. Prende il nome da Karai Senryū, un poeta del Settecento.
La distinzione interessa agli studiosi. A te basta sapere che anche l'haiku sul lunedì ha una tradizione nobile alle spalle.
Dove trovarne altri
Nel Calendario del Giappone 2027 gli haiku di Bashō e Issa compaiono nella stagione giusta: le cicale a luglio, la luna a settembre, la neve a dicembre. Ogni tanto, sotto, c'è anche il mio commento, che un maestro zen non approverebbe.
Se ti piacciono le frasi corte che dicono molto, continua con i proverbi giapponesi. E per capire i caratteri giapponesi che trovi sui fogli delle parole: hiragana, katakana e kanji. La malinconia per le cose che passano, che negli haiku torna sempre, ha un nome: lo trovi tra le parole giapponesi intraducibili.
Domande frequenti
Quante sillabe ha un haiku?
Diciassette, divise in tre versi da cinque, sette e cinque. In giapponese in realtà si contano le more, unità di suono più brevi delle sillabe, ma in italiano si usa il conteggio per sillabe.
Un haiku deve fare rima?
No. Gli haiku non hanno rima. Contano il ritmo, l'immagine e lo stacco tra le due parti.
Cos'è il kigo?
È la parola che indica la stagione: i ciliegi per la primavera, le cicale per l'estate, la luna per l'autunno, la neve per l'inverno. Nell'haiku tradizionale ce n'è sempre una.
Chi ha inventato gli haiku?
La forma nasce dalla prima strofa di poesie collettive più lunghe, chiamata hokku. Matsuo Bashō la portò al massimo livello nel Seicento. Il nome haiku fu diffuso da Masaoka Shiki a fine Ottocento.
Qual è l'haiku più famoso?
Quello della rana di Bashō, scritto nel 1686: vecchio stagno, una rana si tuffa, rumore d'acqua.
Che differenza c'è tra haiku e senryū?
Hanno la stessa struttura. L'haiku parla della natura e delle stagioni, il senryū parla delle persone e dei loro difetti, spesso con ironia, e non richiede il kigo.
Fonti
- Wikipedia, Haiku
- Wikipedia, Matsuo Bashō
- Wikipedia, Kobayashi Issa
- Wikipedia, Yosa Buson
- Wikipedia, Masaoka Shiki
- Wikipedia, Kigo
- Wikipedia, Senryū
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