Parole giapponesi intraducibili: 15 che ti servono già
Le parole giapponesi intraducibili non sono intraducibili. Si traducono benissimo, solo che in italiano serve una frase intera. Il giapponese ci mette una parola. A volte tre caratteri. Qui ne trovi quindici, con il significato, la scrittura e il momento esatto in cui ti torneranno utili. Spoiler: molte parlano già di te.
Per chi ama i libri e gli alberi
積ん読 Tsundoku
Comprare libri e lasciarli impilati senza leggerli. La parola fonde tsunde oku, impilare e lasciare lì, con doku, leggere. Non è nata con gli acquisti online: è attestata già in epoca Meiji, più di un secolo fa. Non contiene un giudizio. Descrive la pila, non il colpevole.
木漏れ日 Komorebi
La luce del sole che filtra tra le foglie. I tre kanji dicono proprio questo: albero, filtrare, sole. In italiano servono dieci parole e un parco.
森林浴 Shinrin-yoku
Alla lettera, bagno di foresta. Camminare piano tra gli alberi, senza meta e senza cuffie. Sembra una tradizione millenaria e invece è una parola giovane: l'ha coniata nel 1982 l'agenzia forestale giapponese, per convincere la gente ad andare nei boschi.



Le parole dell'estetica
侘び寂び Wabi-sabi
La bellezza delle cose imperfette, incomplete e segnate dal tempo. Una tazza sbeccata può valere più di una nuova, perché ha una storia. È un'idea legata alla cerimonia del tè e al buddhismo zen. Ed è un'ottima notizia per la tua moka annerita. La sua versione pratica è il kintsugi, l'arte di riparare con l'oro.
物の哀れ Mono no aware
La malinconia dolce davanti alle cose che passano. Un fiore che cade, una stagione che finisce. È il motivo per cui la fioritura dei ciliegi commuove un paese intero: è bella proprio perché dura pochi giorni. Se vuoi vederla dal vivo, controlla quando andare in Giappone. Il concetto è stato messo a fuoco nel Settecento dallo studioso Motoori Norinaga, che lo usò per leggere i classici della letteratura giapponese.
幽玄 Yūgen
La bellezza profonda e misteriosa di ciò che si intuisce senza vederlo del tutto. La luna dietro una nuvola, un monte nella nebbia. È un concetto dell'estetica classica e del teatro Nō.
一期一会 Ichigo ichie
Di solito si traduce "una volta, un incontro". Alla lettera ichigo è una vita intera: un incontro così capita una volta sola. Viene dal mondo della cerimonia del tè: ogni incontro è unico e non tornerà uguale, quindi va vissuto con tutta l'attenzione che hai. Vale per un tè con un vecchio amico. Vale, purtroppo, anche per la riunione del venerdì alle 17.
Le parole di tutti i giorni
懐かしい Natsukashii
Il piccolo tuffo al cuore quando qualcosa ti riporta a un bel ricordo. Non è tristezza: è una nostalgia contenta. I giapponesi lo esclamano davanti a una vecchia canzone o a una merendina dell'infanzia. Da noi succede con il diario delle medie.
もったいない Mottainai
"Che spreco!". È il dispiacere per qualcosa che si butta mentre poteva ancora servire: il riso avanzato, un vestito buono, un pomeriggio di sole. Tua nonna lo diceva già, con il pane.
しょうがない Shōganai
"Non ci si può fare niente". Si dice quando piove, quando il treno è pieno, quando la riunione raddoppia. È il modo giapponese di lasciar andare ciò che non dipende da te. La forma più formale è shikata ga nai.
お疲れ様 Otsukaresama
Si dice ai colleghi a fine giornata. Più o meno: "grazie per la fatica che hai fatto". In italiano manca del tutto. Abbiamo "buona serata", che però non riconosce niente a nessuno.
居留守 Irusu
Fingere di non essere in casa quando suonano alla porta. Luci spente, respiro trattenuto, televisore a zero. La versione italiana è il telefono che squilla mentre tu lo guardi squillare.
ぼけっと Boketto
Fissare il vuoto senza pensare a niente. Non è meditazione e non è riposo. È lo sguardo perso oltre la finestra mentre il mondo va avanti da solo.
Le parole della tavola
別腹 Betsubara
Alla lettera, stomaco a parte. È lo spazio misterioso che si apre per il dolce anche quando hai appena giurato di essere pieno.
口寂しい Kuchisabishii
Alla lettera, "bocca sola". È quando mangi senza avere fame, solo perché la bocca si annoia e vuole compagnia. Il pacchetto di cracker aperto alle 11 ha finalmente un nome.


Tutte le parole in una tabella
| Parola | Scrittura | Significato in breve |
|---|---|---|
| Tsundoku | 積ん読 | Comprare libri e non leggerli |
| Komorebi | 木漏れ日 | La luce tra le foglie |
| Shinrin-yoku | 森林浴 | Bagno di foresta |
| Wabi-sabi | 侘び寂び | La bellezza dell'imperfetto |
| Mono no aware | 物の哀れ | La malinconia per ciò che passa |
| Yūgen | 幽玄 | La bellezza che si intuisce |
| Ichigo ichie | 一期一会 | Una volta, un incontro |
| Natsukashii | 懐かしい | Nostalgia contenta |
| Mottainai | もったいない | Che spreco! |
| Shōganai | しょうがない | Non ci si può fare niente |
| Otsukaresama | お疲れ様 | Grazie per la fatica |
| Irusu | 居留守 | Fingere di non essere in casa |
| Boketto | ぼけっと | Fissare il vuoto |
| Betsubara | 別腹 | Lo stomaco per il dolce |
| Kuchisabishii | 口寂しい | Mangiare per noia |
Perché il giapponese ha così tante parole così
Due motivi, tutti e due poco romantici.
Il primo è la scrittura. I kanji sono mattoncini di significato: ne accosti due o tre e ottieni una parola nuova che tutti capiscono al volo. Albero più filtrare più sole fa komorebi. Stomaco più separato fa betsubara. I caratteri più semplici da cui partire sono nei primi kanji da imparare. Se vuoi capire come funzionano, c'è la guida a hiragana, katakana e kanji.
Il secondo siamo noi. Ogni lingua ha parole che le altre invidiano. Prova a tradurre in giapponese "abbiocco", "magari" o "mi raccomando" con una parola sola. Non si può. Le parole intraducibili dicono qualcosa del Giappone, ma dicono anche molto di chi le colleziona.
Come usarle senza fare brutta figura
- Non tutte sono parole di uso quotidiano. Otsukaresama e shōganai in Giappone si sentono ogni giorno. Yūgen e mono no aware sono termini da libro di estetica: nessuno li dice al bar. Quando e come dire le altre fa parte del galateo giapponese.
- Occhio alla pronuncia. La lineetta sulle vocali (ō, ū) allunga il suono. Shōganai si dice con la o lunga. La u di otsukaresama quasi non si sente.
- Diffida delle liste copiate. In rete girano parole "giapponesi" che i giapponesi non usano, o usano con un altro senso. Quelle di questa pagina sono nei dizionari.
Se ti è venuta voglia di continuare, i proverbi giapponesi funzionano allo stesso modo: poche parole, un'idea intera. Gli haiku pure, in diciassette sillabe. E nel Calendario del Giappone 2027 di parole così ce ne sono 58, una ogni sei giorni circa. Ogni tanto con il mio commento sulla tua settimana, che non hai chiesto.
Domande frequenti
Le parole giapponesi intraducibili sono davvero intraducibili?
No. Si traducono tutte, ma con una frase invece che con una parola sola. Intraducibile qui vuol dire che l'italiano non ha un termine unico per la stessa idea.
Qual è la parola giapponese per chi compra libri e non li legge?
Tsundoku, scritto 積ん読. Unisce tsunde oku, cioè impilare e lasciare lì, e doku, leggere. È attestata già in epoca Meiji (1868-1912).
Cosa significa komorebi?
Komorebi, 木漏れ日, è la luce del sole che filtra tra le foglie degli alberi. I tre kanji vogliono dire albero, filtrare e sole.
Che differenza c'è tra wabi-sabi e mono no aware?
Wabi-sabi è la bellezza delle cose imperfette e segnate dal tempo. Mono no aware è la malinconia dolce davanti alle cose che passano. Il primo guarda l'oggetto, il secondo guarda il tempo.
Shinrin-yoku è una parola antica?
No. È stata coniata nel 1982 dall'agenzia forestale giapponese per invitare le persone a passare tempo nei boschi.
Fonti
- Wikipedia, Tsundoku
- Wikipedia, Wabi-sabi
- Wikipedia, Mono no aware
- Wikipedia, Ichi-go ichi-e
- Wikipedia, Shinrin-yoku
- Wikipedia, Mottainai
- Wikipedia, Japanese aesthetics (yūgen)
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