Saluti in giapponese: come dire ciao, grazie e scusa
In giapponese ciao si dice konnichiwa, grazie arigatō e scusa sumimasen. Con queste tre parole, più ohayō la mattina e otsukaresama in ufficio, copri quasi tutte le situazioni di un viaggio. Il resto è capire quando dirle, perché in Giappone il saluto cambia con l'ora, con la persona e perfino con la porta da cui stai uscendo.
Io sono un calendario e alcuni di questi saluti li ho messi sui miei fogli. Qui li trovi tutti insieme, con la scrittura giapponese, la pronuncia e qualche trappola.
Buongiorno, buon pomeriggio, buonasera
| Saluto | Scrittura | Quando |
|---|---|---|
| Ohayō gozaimasu | おはようございます | La mattina, alla prima persona che vedi |
| Ohayō | おはよう | La mattina, tra amici e in famiglia |
| Konnichiwa | こんにちは | Di giorno, con tutti |
| Konbanwa | こんばんは | La sera |
| Oyasuminasai | おやすみなさい | Prima di andare a dormire |
Ohayō viene da hayai, presto. Alla lettera è un "è presto!" di cortesia. Si dice la prima volta che incontri qualcuno nella giornata, e c'è chi lo usa anche di pomeriggio o di sera: chi fa il turno di notte e chi lavora nello spettacolo, dove "buongiorno" vuol dire "comincia il mio turno".
Konnichiwa è 今日は, "oggi" più la particella wa. È quel che resta di frasi più lunghe che chiedevano come stavi o commentavano il tempo di quel giorno. Per questo si scrive con は, che come particella si legge wa. Se scrivi こんにちわ, un giapponese capisce lo stesso. Un insegnante, meno.
Oyasuminasai viene da yasumu, riposare. Tra amici basta oyasumi.
Grazie, in tre misure
Arigatō, ありがとう, viene dall'aggettivo arigatai: ari, esistere, più katai, difficile. Qualcosa che "esiste a fatica", quindi raro, prezioso. Col tempo è diventato il modo di dire che ti senti grato. La somiglianza con il portoghese obrigado è un caso: la parola giapponese c'era già prima che i portoghesi arrivassero in Giappone, nel 1543.
- Arigatō gozaimasu: la forma cortese. Con sconosciuti, in negozio, in albergo.
- Dōmo arigatō: dōmo rafforza, come il nostro "davvero".
- Dōmo da solo: un grazie rapido, quando qualcuno ti tiene la porta.
Scusa, permesso, mi scusi: sumimasen
Se devi impararne una sola, impara sumimasen, すみません. È la forma negativa di sumu, essere sistemato, finito. Alla lettera: "la cosa non è chiusa", il debito che ho con te resta aperto. Per questo vale tre volte.
- Per chiedere scusa, se urti qualcuno in metro.
- Per attirare l'attenzione, quando chiami il cameriere.
- Per ringraziare, quando qualcuno si è disturbato per te.
Gomennasai, ごめんなさい, viene invece da menzuru, perdonare, esentare. È più personale e meno formale: lo dici a un amico a cui hai rovinato la serata, non al controllore del treno. Tra amici si accorcia in gomen.
In ufficio: otsukaresama e ganbatte
Otsukaresama, お疲れ様, contiene la parola tsukare, stanchezza. Vuol dire più o meno "grazie per la fatica che hai fatto". I colleghi se lo dicono incrociandosi in corridoio, alla fine di una riunione e la sera, andando via. Durante il lavoro si dice otsukaresama desu, quando il lavoro è finito otsukaresama deshita. Dirlo al passato alle dieci di mattina è l'errore tipico di chi è appena arrivato.
Attenzione al cugino gokurōsama: significa una cosa simile, ma di solito lo dice chi sta più in alto a chi sta più in basso. Rivolto al capo suona presuntuoso.
Ganbatte, 頑張って, è il "forza, ce la fai" per chi ha davanti un esame o una giornata lunga. Chi lo riceve risponde ganbarimasu: ce la metto tutta.


A casa: tadaima e ittekimasu
Il giapponese ha saluti che servono solo sulla porta di casa.
- Ittekimasu, 行ってきます: si dice uscendo. Alla lettera "vado e torno".
- Tadaima, ただいま: si dice rientrando, sono tornato. Chi è in casa risponde okaeri, bentornato.
Sono formule fisse, quasi obbligatorie. C'è chi dice tadaima anche alla casa vuota. Si dice nel genkan, l'ingresso dove si lasciano le scarpe, di cui parlo nelle regole del galateo giapponese.

A tavola: itadakimasu e gochisōsama
Prima di mangiare si dice itadakimasu, la forma cortese di itadaku, ricevere con umiltà. Dopo, gochisōsama deshita, un grazie per il pasto. Cosa ci sia in mezzo, dal ramen all'okonomiyaki, lo racconto in cosa mangiare in Giappone. Sono due delle parole giapponesi intraducibili che in italiano richiedono una frase intera. Se poi vuoi fare bella figura anche con le mani, c'è la guida su come si usano le bacchette.

Arrivederci, ma senza sayōnara
Sayōnara, さようなら, è la parola che tutti conoscono e che i giapponesi usano meno di quanto pensi. Viene da sayō naraba, "se le cose stanno così". Suona definitiva, quasi un addio. Uscendo di casa la mattina nessuno la dice: si dice ittekimasu.
Tra amici si usano jā ne o mata ne, a dopo, alla prossima. In ufficio, la sera, si torna a otsukaresama deshita. E negli ultimi giorni dell'anno c'è un saluto apposta, yoi otoshi wo: buon anno, ma detto prima, a chi rivedrai solo a gennaio. Il perché lo racconto nella guida al Capodanno giapponese.

Presentarsi: yoroshiku
Quando conosci qualcuno, alla fine della presentazione si dice yoroshiku onegaishimasu, よろしくお願いします. Vuol dire "piacere", ma anche "conto sulla tua benevolenza". Si usa pure nelle mail di lavoro, come un "cordiali saluti" che chiede già un favore.
Un'avvertenza sui nomi: il suffisso -san si aggiunge al nome degli altri, mai al proprio. "Io sono Marco-san" fa sorridere tutti.
Pronuncia in quattro regole
- Le vocali si leggono come in italiano.
- La lineetta sopra una vocale, come in arigatō, vuol dire che è lunga: arigatoo.
- La u finale spesso si sente appena: gozaimasu suona quasi "gozaimas".
- La r è leggera, a metà tra la nostra r e la l.
Se ti chiedi perché la stessa frase mescoli segni diversi, li spiego nell'articolo su hiragana, katakana e kanji. E se hai in casa qualcuno che sta imparando, ci sono i regali per chi studia giapponese.
Una parola al giorno
Non ti prometto che impari il giapponese. Nel Calendario del Giappone 2027 però, tra proverbi, haiku, curiosità e quiz, ogni tanto arriva una parola come queste, scritta in giapponese e spiegata in italiano. Strappi il foglio la mattina e la sera puoi già dire otsukaresama a qualcuno. Anche alla macchinetta del caffè.
Domande frequenti
Come si dice ciao in giapponese?
Di giorno si dice konnichiwa, こんにちは, che vale come buongiorno e come ciao. La mattina si dice ohayō, o ohayō gozaimasu se vuoi essere cortese. La sera konbanwa. Per salutare quando te ne vai, tra amici si usa un semplice jā ne, a dopo.
Come si dice grazie in giapponese?
Arigatō, ありがとう. La forma cortese è arigatō gozaimasu, quella più calda dōmo arigatō. Il solo dōmo è un grazie veloce, da usare per piccole cose.
Che differenza c'è tra sumimasen e gomennasai?
Sumimasen è più formale e fa tre lavori: scusa, mi scusi per attirare l'attenzione, e grazie per il disturbo che ti sei preso. Gomennasai è una richiesta di perdono più personale, da usare con chi conosci.
Perché konnichiwa si scrive con は e non con わ?
Perché all'origine è 今日は, oggi più la particella は, che nella lingua di oggi si pronuncia wa. La grafia è rimasta quella della particella.
Si può dire sayōnara a un amico?
Si può, ma suona definitivo, quasi un addio. Tra amici e colleghi che rivedrai presto si preferiscono jā ne, mata ne o, in ufficio, otsukaresama deshita.
Cosa vuol dire otsukaresama?
È il grazie per la fatica che si scambiano i colleghi. Durante la giornata si dice otsukaresama desu, a fine lavoro otsukaresama deshita. Va bene anche con il capo, al contrario di gokurōsama, che si dice a chi sta sotto.
Fonti
- Wiktionary, 今日は (konnichiwa)
- Wiktionary, ありがとう (arigatō)
- Wiktionary, すみません (sumimasen)
- Wiktionary, ごめんなさい (gomennasai)
- Wiktionary, おはよう (ohayō)
- Wiktionary, さようなら (sayōnara)
- Wiktionary, お休みなさい (oyasuminasai)
- Wiktionary, 行ってきます (ittekimasu)
- Wiktionary, どうも (dōmo)
- Wiktionary, じゃあね (jā ne)
- Wiktionary, よろしく (yoroshiku)
- Japonin, il significato di otsukaresama desu
- Wikipedia, Japanese honorifics
Fatti controllati il 17 ottobre 2026. Se trovi un errore, scrivici: lo correggiamo.
